Il Po è molto più di un fiume: è un’infrastruttura naturale che attraversa la Pianura Padana, sostiene ecosistemi, attività produttive e comunità locali. Negli ultimi decenni, però, l’asta fluviale ha subito una crescente artificializzazione (canalizzazioni, modifiche dell’alveo e pressione antropica) e banalizzazione, con effetti su habitat, biodiversità e capacità del sistema di adattarsi ai cambiamenti climatici.
Per rispondere a queste sfide si è sviluppato il progetto di Rinaturalizzazione del fiume Po, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il programma coinvolge l’intera asta del fiume (circa 652 km) e si traduce in un Programma d’Azione con 56 schede di intervento di ricostruzione morfologica e ripristino e restauro ecologico, coordinati da AIPo (Agenzia Interregionale per il fiume Po) su un territorio che coinvolge le regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
Il progetto PNRR – Missione 2, Componente 4, Investimento 3.3. è un programma di interventi lungo l’intera asta del fiume Po per ridurre l’artificialità del corso d’acqua, ripristinare habitat e rafforzare la resilienza del territorio.

Il progetto mira alla riduzione l’artificialità dell’alveo e delle aree ripariali, riattivando processi naturali e migliorando la funzionalità del sistema fluviale, aumento della biodiversità e habitat lungo le sponde e nelle aree connesse al fiume e mantenimento e miglioramento della sicurezza idraulica, integrando le esigenze di tutela ambientale con quelle di difesa e gestione del rischio.
Le attività previste combinano soluzioni basate sulla natura (nature based solutions) e interventi mirati di rimodellamento morfologico e restauro ecologico intervenendo su elementi chiave del paesaggio fluviale tramite riattivazione di lanche e rami abbandonati, riduzione di opere che irrigidiscono l’alveo (ad esempio l’adeguamento dei pennelli di navigazione), riforestazione diffusa dei boschi ripariali e contenimento delle specie alloctone invasive.

Gli interventi puntano a ripristinare la rete ecologica fluviale, rafforzando la connettività tra gli habitat, riducendo la semplificazione del paesaggio, favorendo la formazione di habitat diversificati e, di conseguenza, incrementando la biodiversità e le funzioni e i servizi ecosistemici.
TECNOVIA che opera nel settore della progettazione ambientale e territoriale secondo i principi dello sviluppo sostenibile, e ha maturato un’importante professionalità nell’ambito dell’ingegneria ambientale, idraulica e forestale, nella progettazione delle opere di mitigazione, ha svolto un ruolo di primo piano in questo percorso curando la progettazione (PFTE e PE) di una scheda di intervento del primo stralcio (scheda 33) e del secondo stralcio (scheda 34), oltre alla progettazione di fattibilità di ulteriori 7 schede tra regione Emilia-Romagna e Veneto. Le attività di progettazione sono state condotte tra aprile 2023 e luglio 2025.
Acqua e resilienza: un sistema fluviale più naturale può contribuire a gestire meglio le pressioni climatiche e a migliorare l’uso sostenibile della risorsa idrica.
Natura e servizi ecosistemici: habitat ripariali più estesi e connessi sostengono fauna e flora, rafforzano il corridoio ecologico padano, aumentano la capacità depurativa del corridoio, riducono lo spazio a disposizione delle alloctone invasive, creano preziosi habitat a rarità relativa, ecc..
Territorio e sicurezza: l’integrazione tra interventi ambientali e idraulici punta a conciliare ripristino ecologico e gestione del rischio idraulico.

Cliente: AIPO – Agenzia Interregionale per il fiume Po
Anno: 2023-2025
Gruppo di progettazione: 3TI Progetti, Tecnovia Srl, ingena, Hydro Ingenieure Umwelttechnik GmbH, Land Srl, engeo srl, Studio Zanzucchi
TECNOVIA ha recentemente implementato negli standard operativi per gli Studi di Impatto Ambientale la verifica di conformità ai principi DNSH per i progetti previsti dal PNRR che sono soggetti a procedimenti di Valutazione di impatto ambientale (VIA).
Con l’emanazione, infatti, della recente Circolare n.32/2021 del MEF “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Guida operativa per il rispetto del principio di non arrecare danno significativo all’ambiente” entra nel vivo la valutazione di conformità degli interventi previsti dal PNRR al principio del DNSH (Do No Significant Harm) previsto dal Regolamento UE 2020/852.
Il DNSH fa riferimento a 6 obiettivi ambientali:

In particolare, facendo riferimento all’ultimo degli obiettivi ambientali, si arreca un danno significativo alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi se l’attività in programma nuoce significativamente alla buona condizione e alla resilienza degli ecosistemi o nuoce allo stato di conservazione degli habitat e delle specie, compresi quelli di interesse per l’UE.
Nell’ambito del PNRR gli approcci per le valutazioni DNSH sono stati di due tipi: semplificato e approfondito. Quello approfondito è relativo agli investimenti e alle riforme che ricadono nel settore dell’energia, dei trasporti, della gestione dei rifiuti o in settori che presentano un rischio maggiore di incidere su uno o più obiettivi ambientali.
Alla Circolare n.32/2021 del MEF è allegata una Guida operativa, elaborata congiuntamente al MiTE, che riporta:
Le checklist sono relative al 30 schede tecniche e, tra queste, segnaliamo nel settore energetico:
Un allegato della Guida operativa è dedicato esclusivamente ai criteri DNSH generici per l’ADATTAMENTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI.
Di seguito i link per scaricare i principali documenti citati:
Guida operativa per il rispetto del principio DNSH
Circolare MEF 32_2021_Checklist
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Negli Studi di Impatto Ambientale l’ANALISI DELLE ALTERNATIVE è un aspetto rilevante ai fini della valutazione e, soprattutto in relazione agli IMPIANTI DI ENERGIA RINNOVABILE come fotovoltaici ed eolici, sta assumendo sempre più un ruolo discriminante nei processi autorizzativi.

Le Linee Guida per la predisposizione dello Studio di Impatto Ambientale (Direttiva 2011/92/UE, come modificata dalla Direttiva 2014/52/UE), stabiliscono i contenuti di tale trattazione, non sempre facili da redigere e spesso non affrontati in SIA e SPA o trattati superficialmente.
La Tecnovia, grazie all’esperienza maturata in oltre 30 anni e con più di 100 tra SPA, SIA e VINCA relative a grandi opere, ha messo a punto una reportistica dedicata esclusivamente all’Analisi delle alternative che prende in esame le seguenti tre tipologie:
Nei progetti relativi alle Rinnovabili l’Analisi delle Alternative viene effettuata sia per individuare le possibili e ragionevoli soluzioni implementabili che per confrontare i potenziali impatti con quelli determinati dall’intervento.
Negli Studi di Impatto Ambientale il capitolo “Analisi delle Alternative” viene redatto ponendo particolare attenzione al minor impatto ambientale dovuto alle MANCATE EMISSIONI CO2 legate al ciclo di vita dell’impianto, con stime quantitative della CO2 equivalente non immessa in atmosfera. Per esempio, con un impianto fotovoltaico che produce 36.571 MWh all’anno di elettricità, il risparmio di CO2 equivalente immessa in atmosfera è pari a circa 15.470 Mg all’anno (con fattore di emissione pari a 423 g CO2/kWh). In tal caso, la quota stimata di emissioni di CO2 evitate sull’intero ciclo di vita dell’impianto di 30 anni è di circa 464.086 Mg.
Tali VALUTAZIONI QUANTITATIVE consentono di porre a confronto più alternative, orientando al meglio la scelta verso la produzione di Rinnovabili. Per le Alternative di localizzazione, la Tecnovia utilizza il software LandFOV della controllata startup innovativa e-Kora (www.e-kora.it) per lo studio puntuale, rapido e preciso dei diversi scenari alternativi, effettuando anche analisi spaziali e quantitative sull’effetto cumulo degli impianti
Arch. Donatella Meucci – Dott. For. Fabio Palmeri – Dott. Amb. Chiara Zanoni
Per lo Studio di Impatto Ambientale di un impianto fotovoltaico (43 MW) ci si è avvalsi dei principi e delle metodologie di BINOMIA(ecologia) DEL PAESAGGIO per valutare il deficit di trasformazione delle aree interessate dall’intervento e per individuare le MISURE DI RIEQUILIBRIO ECOLOGICO con interventi a verde e di Ingegneria Naturalistica.
Il metodo applicato è il seguente:
Il grafo definisce il sistema ambientale come combinazione di unità paesistiche differenti per struttura e funzioni, caratterizzate da gradi diversi di connessione e correlate da scambi di energia, con processi evolutivi più o meno veloci. Gli ambiti così individuati sono rappresentati nel “Grafo della Connettività della Rete” come nodi (punti vertici), e sono collegati tra loro con i legami rappresentati dai flussi in una serie di regole che indica quale legame collega quale coppia di nodi (Fabbri 2003).
Il grafo ante operam descrive le connessioni in assenza dell’impianto fotovoltaico

Gli impianti fotovoltaici, per le loro caratteristiche di costruzione, limitano le connessioni e i flussi di energia e materia del 50%.
Il grafo post-operam, in cui è inserito l’impianto fotovoltaico, fornisce indicazioni puntuali per un modello d’intervento di tipo ecologicamente sostenibile in quanto:

Sono state individuate, quindi, aree disponibili per il progetto di riequilibrio ecologico con caratteristiche funzionali atte alla completa sostenibilità ambientale:

La realizzazione dell’impianto fa registrare un deficit di Biopotenzialità Territoriale tra ante operam e post operam del 33,10%; grazie al progetto di riequilibrio ecologico, attraverso l’utilizzo e il potenziamento delle Macchie di sorgente energetica e dei Corridoi di connessione, si rileva l’aumento di alcuni indici significativi:
Metastabilità: Il valore calcolato di Metastabilità passa da 1,62 a 1,70 e quindi si ha un miglioramento della Biopotenzialità media della Rete.
Valore dei flussi di sostentamento energetico del sistema ambientale: Il valore medio aumenta permettendo un miglioramento dello spostamento di nutrienti e dell’energia di sostentamento della rete
Eterogeneità degli elementi del paesaggio: Questo valore, che è molto significativo, manifesta un aumento, in quanto con l’introduzione di nuovi elementi del paesaggio, si avranno aumenti delle specie animali e, quindi, un aumento della biodiversità dell’intera rete analizzata.
Il progetto si pone come obiettivo principale quello di realizzare un intervento a verde che si integri con il paesaggio naturale presente, che porti a ridurre le interferenze delle opere sulle condizioni ambientali attuali; si tratta non solo di una semplice riqualificazione estetico-percettiva, ma anche di aumentare la funzionalità strutturale ed ecologica del sistema della rete ecologica nell’obiettivo del riequilibrio ecologico.

Nel caso studio, tenuto conto anche delle indicazioni delle linee guida per il riequilibrio ecologico si sono individuati i seguenti interventi:
Il lavoro è stato affrontato tramite l’analisi e la valutazione delle caratteristiche del paesaggio e dell’ambiente naturale, basata sullo studio degli aspetti naturali presenti in loco e delle potenzialità proprie del sistema.
Questo approccio ha permesso di ottenere informazioni di tipo predittivo e di formulare dei possibili scenari proprio sulla base della reale vocazione del territorio.
Realizzato il progetto di riequilibrio ecologico con macchie di sorgente energetica e corridoi di connessione nelle aree individuate, si registrerà un miglioramento della biodiversità ecologica.

Concludendo si può affermare che:

La SCELTA CORRETTA DELLE SPECIE VEGETALI è una premessa fondamentale per rendere sicuri e duraturi gli interventi d’Ingegneria Naturalistica. Utilizzare piante inadatte può, infatti, portare al fallimento delle sistemazioni naturalistiche previste.
Spesso nelle aree di progetto non sono presenti le associazioni naturali originarie del luogo, per cui si fa riferimento alla vegetazione “potenziale” e in particolare agli stadi delle serie dinamiche attinenti alle diverse condizioni d’intervento.
Nella scelta delle specie ci si riferisce infatti a quelle spontanee presenti o potenziali della località oggetto dell’intervento. Le piante con larga amplitudine ecologica risultano essere particolarmente adatte: le specie arbustive sono da preferire a quelle arboree, e, nell’ambito delle erbacee, le specie delle famiglie delle graminacee e delle leguminose sono particolarmente adatte a queste tipologie di intervento.
L’uso quasi esclusivo di SPECIE AUTOCTONE, derivate da materiale di propagazione locale per evitare insuccessi o contaminazioni genetiche o ecologiche, garantisce l’idoneità alle condizioni geo-pedologiche e fitoclimatiche del luogo, fatti salvi i problemi legati al periodo stagionale di messa a dimora e alle condizioni microambientali locali.

Con il termine attitudine biotecnica si indica una pianta che si adegua agli impieghi nell’ambito dell’Ingegneria Naturalistica. Le piante messe a dimora per queste tipologie di interventi possiedono numerose PROPRIETA’ BIOTECNICHE:
In conclusione, quindi, le specie vegetali da impiegare in interventi di Ingegneria Naturalistica devono offrire una grande capacità di resistenza, una crescita rapida, una copertura diffusa, una radicazione forte e un’elevata rusticità, soprattutto per quanto riguarda le esigenze edafiche.
Nel corso della progettazione e costruzione di nuovi impianti fotovoltaici è importante prendere in considerazione i possibili interventi a verde necessari al parziale mascheramento visivo dei pannelli tenendo conto di alcune imprescindibili finalità del terreno quali il contenimento dell’erosione e la stabilizzazione delle superfici messe a nudo durante i lavori.
Si tratta, quindi, di conciliare le esigenze tecnologiche degli impianti (costruttive e gestionali) con quelle naturalistiche e paesaggistiche, con un occhio attento alla tutela della biodiversità, alla ricostruzione dell’unità degli ecosistemi e al valore ecologico, in coerenza con le potenzialità floristico-vegetazionali dell’area. Il tutto per ridurre gli impatti complessivi dell’opera.
Se gli interventi a verde non sempre possono perseguire l’obiettivo di ricostituire la vegetazione preesistente per una serie di motivi legati al corretto funzionamento degli impianti e alla loro gestione e sicurezza, come ad esempio la possibile interferenza di alberi con il corretto funzionamento del parco fotovoltaico, in alcuni casi possono rappresentare l’opportunità per favorire la naturalità dell’area mediante l’impianto di specie autoctone su superfici precedentemente occupate da formazioni artificiali (ad es. pinete artificiali, robinieti, soprassuoli con prevalenza di specie esotiche, superfici per la produzione di massa legnosa, ecc.).
Per gli impianti fotovoltaici sono schematicamente possibili numerosi interventi di mitigazione e rivegetazione, quali:
Una volta effettuate queste operazioni è indispensabile programmare interventi periodici di potatura delle specie arbustive ad altezze tali da non interferire con pannelli e per limitare le interferenze tra il nuovo impianto fotovoltaico e la vegetazione.
Adottando questi criteri nella fase di progettazione sarà possibile ridurre l’effetto visivo del nuovo impianto mantenendo nel contempo il terreno sottostante i pannelli il più possibile naturale.
Negli Studi di Impatto Ambientale, quando si affronta l’analisi degli impatti previsti nella fase di cantierizzazione e di realizzazione di un’opera infrastrutturale, come ad esempio un impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili, TECNOVIA dedica un’indagine specifica alla valutazione degli impatti previsti sul terreno vegetale e alle possibili tecniche di protezione del suolo applicabili a questa specifica matrice.
TECNOVIA ritiene infatti che tale aspetto sia molto importante al fine di ridurre gli impatti nella fase di realizzazione di un qualsiasi impianto.
Generalmente il terreno vegetale viene semplicemente asportato o portato in discarica, e si presta poca attenzione a questa matrice, dimenticando invece che il terreno vegetale è un vero e proprio “tesoro”, non solo per il suo valore intrinseco, ma anche perché qualsiasi terreno di “ripristino” non è paragonabile per qualità, morfologie e composizione al terreno vegetale “naturale” interessato dai lavori. In sede progettuale sarebbe necessario prevedere gli impatti sul suolo nella fase di realizzazione dell’opera, definendo, fin da subito, quali funzioni sarà chiamato a svolgere alla luce del tipo di opere di ripristino previste.
I principali obiettivi per la avere una protezione del suolo ottimale sono:
Con questi obiettivi, secondo Tecnovia sono tre i principi da adottare della protezione del suolo nei cantieri:
Il suolo in natura è frutto di una lunga e complessa azione dei fattori: i fattori della pedogenesi. Se vogliamo ripristinare un’area di cantiere e “riprodurre” un suolo il più possibile simile a quello originario ante operam, dovrà essere posta la massima cura e attenzione alle fasi di asportazione, di deposito temporaneo e di messa a riposo del materiale terroso, in previsione di un suo successivo riutilizzo.
Un suolo mantenuto di buona qualità sarà più capace di rispondere alle esigenze del progetto di ripristino, avrà un minore costo di manutenzione e necessiterà di ricorrere in misura minore a terreni provenienti dall’esterno del cantiere.
Proprio per ricostituire una copertura vegetale coerente con la situazione pre-esistente, bisognerà progettare e operare per il riutilizzo dei terreni già presenti nell’area di intervento. In questo modo la nuova infrastruttura sarà maggiormente integrata nello specifico contesto territoriale.
Gli studi sul Paesaggio sono generalmente di tipo “qualitativo”, a causa delle differenti interpretazioni soggettive e del forte limite alla stima condivisa degli impatti.
Di contro, l’impiego di metodologie quantitative anche per questa rilevante e delicata componente ambientale consente di oggettivare la percezione di qualsiasi opera o infrastruttura all’interno del contesto paesaggistico di studio, integrando il fenomeno visivo con i processi culturali dell’osservatore, anche derivanti dall’acquisizione ed elaborazione dei segni distintivi di quello specifico territorio.
Negli studi e nelle attività di ricerca e sviluppo sperimentale svolte inizialmente da TECNOVIA e successivamente dalla startup innovativa e-Kora, questi obiettivi vengono raggiunti applicando una metodologia di “analisi del paesaggio percepito” denominata LandFOV®.
LandFOV® è una procedura in grado di integrare gli aspetti strettamente visivi della percezione con l’interpretazione culturale della visione, sia a livello singolo individuo che sociale.
Questo nuovissimo strumento di analisi del paesaggio percepito, particolarmente innovativo e di sicuro interesse per il settore del permitting ambientale delle Rinnovabili, consiste in un intreccio di elaborazioni grafiche e analitiche complesse, come modelli 3D e fotosimulazioni, che portano a definire indicatori oggettivi della “percezione” del paesaggio trasformato. Tali indicatori sono il frutto di una robusta procedura matematica che rilascia risultati inconfutabili, non soggetti ad interpretazioni soggettive.
L’algoritmo proprietario LandFOV® è costruito attorno al concetto del field of view – FOV (campo di vista), ossia la porzione del mondo esterno visibile all’osservatore quando fissa un punto nello spazio.
In estrema sintesi, la metodologia LandFOV® si articola in due fasi:
Per l’elaborazione con tale metodologia sono necessari: il modello digitale del terreno, il modello 3D dell’opera oggetto di valutazione, la delimitazione dell’ambito di analisi e l’individuazione dei bersagli visivi.
I modelli elaborati dalla startup e-Kora, partecipata da TECNOVIA per esprimere il FOV sono il LandFOV-A (dove l’osservatore è virtualmente fisso in un punto e guarda in una direzione prefissata) e il LandFOV-B (dove l’osservatore ruota di 360° su se stesso spaziando in tutte le direzioni).
In questo modo è possibile, nello studio di impatto ambientale, dare una valutazione oggettiva dell’impatto sul paesaggio di un nuovo impianto, in modo da permettere al valutatore di avere dai dati l’effettivo impatto visivo dell’opera.
Tra i risultati grafici ottenibili, quelli di maggior interesse per gli operatori del settore sono la Mappa di Intervisibilità Verosimile e la Mappa degli indici di impatto.
Le immagini allegate sono un esempio di una Mappa degli indici di impatto riferita a un impianto fotovoltaico da 60 MWp.
Per la valutazione dell’impatto ambientale di un nuovo impianto o infrastruttura, la stima del contributo dato dai diversi fattori in gioco richiede sempre più un approccio basato su modelli matematici per avere informazioni quantitative e oggettive.
Tra i diversi metodi matematici possibili afferenti alle Analisi Multi Criteri (AMC), la metodologia delle Matrici a livelli di correlazione variabile dà buoni risultati interpretativi e permette, nel contempo, di prendere in considerazione anche aspetti non strettamente ambientali, come i fattori biologici e quelli antropici, che altrimenti sarebbero di difficile lettura o rappresentazione, data la loro complessità e correlazione.
Le matrici a livelli di correlazione variabile permettono di effettuare una valutazione quantitativa alquanto attendibile, significativa e sintetica. Esse mettono in relazione due liste di controllo (generalmente componenti ambientali e fattori ambientali, come ad esempio la componente Suolo e il fattore Modifiche Morfologiche), e il loro scopo principale è quello di stimare l’entità dell’impatto dell’intervento in progetto su ogni componente.
In base alle problematiche emerse dalla fase di analisi e dai suggerimenti dei professionisti del gruppo di lavoro impegnati nello studio, si procede all’individuazione dei fattori e delle componenti (suolo, ecosistema, paesaggio, ecc.).
Si sviluppano quindi tre matrici di calcolo:
Questa scelta è motivata dalla diversa tipologia ed entità degli impatti che intervengono nelle tre fasi, ed è strutturata per meglio calibrare l’approccio di stima alla reale situazione che si andrà a creare nei diversi momenti.
Poiché i risultati della metodologia che impiega i modelli matriciali sono fortemente condizionati dalle scelte operative effettuate da chi redige lo studio (magnitudo dei fattori e livelli di correlazione in primo luogo), Tecnovia, in seguito ad alcuni approfondimenti e incontri, ha definito e compilato dei questionari secondo il metodo Delphi (USAF, United State Air Force) per individuare, scegliere e pesare gli elementi significativi da impiegare nella stima, le magnitudo da attribuire ai fattori e i livelli di correlazione da assegnare alle componenti.
Lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) relativo alla realizzazione di qualsiasi opera o infrastruttura, essendo uno strumento necessario per la valutazione della sostenibilità ambientale degli effetti derivanti dall’opera, dovrebbe affiancare la progettazione sin dall’inizio del suo percorso. Per gli Studi di Impatto Ambientale delle rinnovabili – eolico e agrofotovoltaico in particolare – l’attività di progettazione congiunta tra i progettisti degli impianti e i consulenti ambientali ha dato fino a oggi ottimi risultati.
Il processo di “controllo attivo” messo a punto da Tecnovia per la valutazione quali-quantitativa degli aspetti ambientali nel quadro del SIA, può contribuire significativamente a individuare e minimizzare le interferenze negative create dalla realizzazione dell’impianto fotovoltaico, o eolico, sul sistema paesistico-ambientale locale e, allo stesso tempo, può apportare eventuali significativi miglioramenti al progetto, facilitando l’iter autorizzativo. Un tale approccio richiede un’attenta analisi degli aspetti in gioco e una corretta valutazione degli stessi e consente, meglio di altri metodi, di ottenere risultati validi e attendibili, a vantaggio della sostenibilità dell’intervento e del processo di permitting ambientale.
Gli aspetti correttivi scaturiti dal “controllo attivo” sono relativi prevalentemente al layout dell’impianto, alla sua localizzazione e alle modalità di gestione sia del cantiere sia della fase di esercizio. Anche la scelta degli indicatori ambientali risente positivamente dell’impiego del “controllo attivo”, rendendo il piano di monitoraggio più calzante alle varie esigenze.
La metodologia di lavoro messa a punto da Tecnovia richiede una stratta collaborazione tra progettisti e consulenti ambientali – in particolare per gli impianti FER – e, pur essendo più impegnativa, permette una migliore gestione degli aspetti ambientali con vantaggi significativi in merito alla diminuzione degli impatti ambientali e alla mitigazione degli stessi.