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ENERGIE RINNOVABILI

Opere di mitigazione a verde per gli impianti fotovoltaici

Nel corso della progettazione e costruzione di nuovi impianti fotovoltaici è importante prendere in considerazione i possibili interventi a verde necessari al parziale mascheramento visivo dei pannelli tenendo conto di alcune imprescindibili finalità del terreno quali il contenimento dell’erosione e la stabilizzazione delle superfici messe a nudo durante i lavori.

Si tratta, quindi, di conciliare le esigenze tecnologiche degli impianti (costruttive e gestionali) con quelle naturalistiche e paesaggistiche, con un occhio attento alla tutela della biodiversità, alla ricostruzione dell’unità degli ecosistemi e al valore ecologico, in coerenza con le potenzialità floristico-vegetazionali dell’area. Il tutto per ridurre gli impatti complessivi dell’opera.

Se gli interventi a verde non sempre possono perseguire l’obiettivo di ricostituire la vegetazione preesistente per una serie di motivi legati al corretto funzionamento degli impianti e alla loro gestione e sicurezza, come ad esempio la possibile interferenza di alberi con il corretto funzionamento del parco fotovoltaico, in alcuni casi possono rappresentare l’opportunità per favorire la naturalità dell’area mediante l’impianto di specie autoctone su superfici precedentemente occupate da formazioni artificiali (ad es. pinete artificiali, robinieti, soprassuoli con prevalenza di specie esotiche, superfici per la produzione di massa legnosa, ecc.).

Per gli impianti fotovoltaici sono schematicamente possibili numerosi interventi di mitigazione e rivegetazione, quali:

  • la riqualificazione delle aree dei cantieri e delle piste d’accesso tramite scotici preventivi e successiva riqualificazione delle aree dei cantieri e piste d’accesso (ricomposizione del suolo, semine, trasemine, piantagioni e ripiantagioni);
  • la ricomposizione del suolo nell’area dell’impianto attraverso scotici preventivi e ricomposizione del suolo con semine;
  • la realizzazione di fasce boscate o filari di mascheramento visuale (ove e per quanto possibile);
  • la piantumazione delle aree di connessione ad arbusti e ad altoarbusti interne all’impianto;
  • la ricucitura delle superfici derivanti dagli interventi di demolizione (ricomposizione del suolo, riqualificazione, ricostituzione dell’uso agricolo e/o di cenosi a prato);
  • le eventuali opere di compensazione (da realizzare in accordo con gli Enti Locali, previa disponibilità delle aree).

Una volta effettuate queste operazioni è indispensabile programmare interventi periodici di potatura delle specie arbustive ad altezze tali da non interferire con pannelli e per limitare le interferenze tra il nuovo impianto fotovoltaico e la vegetazione.  

Adottando questi criteri nella fase di progettazione sarà possibile ridurre l’effetto visivo del nuovo impianto mantenendo nel contempo il terreno sottostante i pannelli il più possibile naturale.

L’importanza di avere studi oggettivi sul paesaggio

Gli studi sul Paesaggio sono generalmente di tipo “qualitativo”, a causa delle differenti interpretazioni soggettive e del forte limite alla stima condivisa degli impatti.

Di contro, l’impiego di metodologie quantitative anche per questa rilevante e delicata componente ambientale consente di oggettivare la percezione di qualsiasi opera o infrastruttura all’interno del contesto paesaggistico di studio, integrando il fenomeno visivo con i processi culturali dell’osservatore, anche derivanti dall’acquisizione ed elaborazione dei segni distintivi di quello specifico territorio.

Negli studi e nelle attività di ricerca e sviluppo sperimentale svolte inizialmente da TECNOVIA e successivamente dalla startup innovativa e-Kora, questi obiettivi vengono raggiunti applicando una metodologia di analisi del paesaggio percepito denominata LandFOV®.

LandFOV® è una procedura in grado di integrare gli aspetti strettamente visivi della percezione con l’interpretazione culturale della visione, sia a livello singolo individuo che sociale.

Questo nuovissimo strumento di analisi del paesaggio percepito, particolarmente innovativo e di sicuro interesse per il settore del permitting ambientale delle Rinnovabili, consiste in un intreccio di elaborazioni grafiche e analitiche complesse, come modelli 3D e fotosimulazioni, che portano a definire indicatori oggettivi della “percezione” del paesaggio trasformato. Tali indicatori sono il frutto di una robusta procedura matematica che rilascia risultati inconfutabili, non soggetti ad interpretazioni soggettive.

L’algoritmo proprietario LandFOV® è costruito attorno al concetto del field of view – FOV (campo di vista), ossia la porzione del mondo esterno visibile all’osservatore quando fissa un punto nello spazio.

In estrema sintesi, la metodologia LandFOV® si articola in due fasi:

  1. identificazione degli elementi strutturali del paesaggio,
  2. valutazioni del grado di alterazione della percezione visiva e culturale del paesaggio dovuto all’opera in progetto.

Per l’elaborazione con tale metodologia sono necessari: il modello digitale del terreno, il modello 3D dell’opera oggetto di valutazione, la delimitazione dell’ambito di analisi e l’individuazione dei bersagli visivi.

I modelli elaborati dalla startup e-Kora, partecipata da TECNOVIA per esprimere il FOV sono il LandFOV-A (dove l’osservatore è virtualmente fisso in un punto e guarda in una direzione prefissata) e il LandFOV-B (dove l’osservatore ruota di 360° su se stesso spaziando in tutte le direzioni).

In questo modo è possibile, nello studio di impatto ambientale, dare una valutazione oggettiva dell’impatto sul paesaggio di un nuovo impianto, in modo da permettere al valutatore di avere dai dati l’effettivo impatto visivo dell’opera.

Tra i risultati grafici ottenibili, quelli di maggior interesse per gli operatori del settore sono la Mappa di Intervisibilità Verosimile e la Mappa degli indici di impatto.

Le immagini allegate sono un esempio di una Mappa degli indici di impatto riferita a un impianto fotovoltaico da 60 MWp.

Un approccio quantitativo per la valutazione di impatto ambientale di un nuovo progetto

Per la valutazione dell’impatto ambientale di un nuovo impianto o infrastruttura, la stima del contributo dato dai diversi fattori in gioco richiede sempre più un approccio basato su modelli matematici per avere informazioni quantitative e oggettive. 

Tra i diversi metodi matematici possibili afferenti alle Analisi Multi Criteri (AMC), la metodologia delle Matrici a livelli di correlazione variabile dà buoni risultati interpretativi e permette, nel contempo, di prendere in considerazione anche aspetti non strettamente ambientali, come i fattori biologici e quelli antropici, che altrimenti sarebbero di difficile lettura o rappresentazione, data la loro complessità e correlazione.

Le matrici a livelli di correlazione variabile permettono di effettuare una valutazione quantitativa alquanto attendibile, significativa e sintetica. Esse mettono in relazione due liste di controllo (generalmente componenti ambientali e fattori ambientali, come ad esempio la componente Suolo e il fattore Modifiche Morfologiche), e il loro scopo principale è quello di stimare l’entità dell’impatto dell’intervento in progetto su ogni componente.

In base alle problematiche emerse dalla fase di analisi e dai suggerimenti dei professionisti del gruppo di lavoro impegnati nello studio, si procede all’individuazione dei fattori e delle componenti (suolo, ecosistema, paesaggio, ecc.).

Si sviluppano quindi tre matrici di calcolo:

  • una relativa all’attività di “cantiere”;
  • una relativa alla fase di “esercizio senza mitigazioni”;
  • una relativa alla fase di “esercizio con mitigazioni”.

Questa scelta è motivata dalla diversa tipologia ed entità degli impatti che intervengono nelle tre fasi, ed è strutturata per meglio calibrare l’approccio di stima alla reale situazione che si andrà a creare nei diversi momenti.

Poiché i risultati della metodologia che impiega i modelli matriciali sono fortemente condizionati dalle scelte operative effettuate da chi redige lo studio (magnitudo dei fattori e livelli di correlazione in primo luogo), Tecnovia, in seguito ad alcuni approfondimenti e incontri,  ha definito e compilato dei questionari secondo il metodo Delphi (USAF, United State Air Force) per individuare, scegliere e pesare gli elementi significativi da impiegare nella stima, le magnitudo da attribuire ai fattori e i livelli di correlazione da assegnare alle componenti.

Il “controllo attivo” messo a punto da Tecnovia negli Studi di Impatto Ambientale

Lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) relativo alla realizzazione di qualsiasi opera o infrastruttura, essendo uno strumento necessario per la valutazione della sostenibilità ambientale degli effetti derivanti dall’opera, dovrebbe affiancare la progettazione sin dall’inizio del suo percorso. Per gli Studi di Impatto Ambientale delle rinnovabili – eolico e agrofotovoltaico in particolare –  l’attività di progettazione congiunta tra i progettisti degli impianti e i consulenti ambientali ha dato fino a oggi ottimi risultati.

Il processo di “controllo attivo” messo a punto da Tecnovia per la valutazione quali-quantitativa degli aspetti ambientali nel quadro del SIA, può contribuire significativamente a individuare e minimizzare le interferenze negative create dalla realizzazione dell’impianto fotovoltaico, o eolico, sul sistema paesistico-ambientale locale e, allo stesso tempo, può apportare eventuali significativi miglioramenti al progetto, facilitando l’iter autorizzativo. Un tale approccio richiede un’attenta analisi degli aspetti in gioco e una corretta valutazione degli stessi e consente, meglio di altri metodi, di ottenere risultati validi e attendibili, a vantaggio della sostenibilità dell’intervento e del processo di permitting ambientale.

Gli aspetti correttivi scaturiti dal “controllo attivo” sono relativi prevalentemente al layout dell’impianto, alla sua localizzazione e alle modalità di gestione sia del cantiere sia della fase di esercizio. Anche la scelta degli indicatori ambientali risente positivamente dell’impiego del “controllo attivo”, rendendo il piano di monitoraggio più calzante alle varie esigenze.

La metodologia di lavoro messa a punto da Tecnovia richiede una stratta collaborazione tra progettisti e consulenti ambientali – in particolare per gli impianti FER – e, pur essendo più impegnativa, permette una migliore gestione degli aspetti ambientali con vantaggi significativi in merito alla diminuzione degli impatti ambientali e alla mitigazione degli stessi.

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