TECNOVIA ha recentemente implementato negli standard operativi per gli Studi di Impatto Ambientale la verifica di conformità ai principi DNSH per i progetti previsti dal PNRR che sono soggetti a procedimenti di Valutazione di impatto ambientale (VIA).
Con l’emanazione, infatti, della recente Circolare n.32/2021 del MEF “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Guida operativa per il rispetto del principio di non arrecare danno significativo all’ambiente” entra nel vivo la valutazione di conformità degli interventi previsti dal PNRR al principio del DNSH (Do No Significant Harm) previsto dal Regolamento UE 2020/852.
Il DNSH fa riferimento a 6 obiettivi ambientali:

In particolare, facendo riferimento all’ultimo degli obiettivi ambientali, si arreca un danno significativo alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi se l’attività in programma nuoce significativamente alla buona condizione e alla resilienza degli ecosistemi o nuoce allo stato di conservazione degli habitat e delle specie, compresi quelli di interesse per l’UE.
Nell’ambito del PNRR gli approcci per le valutazioni DNSH sono stati di due tipi: semplificato e approfondito. Quello approfondito è relativo agli investimenti e alle riforme che ricadono nel settore dell’energia, dei trasporti, della gestione dei rifiuti o in settori che presentano un rischio maggiore di incidere su uno o più obiettivi ambientali.
Alla Circolare n.32/2021 del MEF è allegata una Guida operativa, elaborata congiuntamente al MiTE, che riporta:
Le checklist sono relative al 30 schede tecniche e, tra queste, segnaliamo nel settore energetico:
Un allegato della Guida operativa è dedicato esclusivamente ai criteri DNSH generici per l’ADATTAMENTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI.
Di seguito i link per scaricare i principali documenti citati:
Guida operativa per il rispetto del principio DNSH
Circolare MEF 32_2021_Checklist
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Negli Studi di Impatto Ambientale l’ANALISI DELLE ALTERNATIVE è un aspetto rilevante ai fini della valutazione e, soprattutto in relazione agli IMPIANTI DI ENERGIA RINNOVABILE come fotovoltaici ed eolici, sta assumendo sempre più un ruolo discriminante nei processi autorizzativi.

Le Linee Guida per la predisposizione dello Studio di Impatto Ambientale (Direttiva 2011/92/UE, come modificata dalla Direttiva 2014/52/UE), stabiliscono i contenuti di tale trattazione, non sempre facili da redigere e spesso non affrontati in SIA e SPA o trattati superficialmente.
La Tecnovia, grazie all’esperienza maturata in oltre 30 anni e con più di 100 tra SPA, SIA e VINCA relative a grandi opere, ha messo a punto una reportistica dedicata esclusivamente all’Analisi delle alternative che prende in esame le seguenti tre tipologie:
Nei progetti relativi alle Rinnovabili l’Analisi delle Alternative viene effettuata sia per individuare le possibili e ragionevoli soluzioni implementabili che per confrontare i potenziali impatti con quelli determinati dall’intervento.
Negli Studi di Impatto Ambientale il capitolo “Analisi delle Alternative” viene redatto ponendo particolare attenzione al minor impatto ambientale dovuto alle MANCATE EMISSIONI CO2 legate al ciclo di vita dell’impianto, con stime quantitative della CO2 equivalente non immessa in atmosfera. Per esempio, con un impianto fotovoltaico che produce 36.571 MWh all’anno di elettricità, il risparmio di CO2 equivalente immessa in atmosfera è pari a circa 15.470 Mg all’anno (con fattore di emissione pari a 423 g CO2/kWh). In tal caso, la quota stimata di emissioni di CO2 evitate sull’intero ciclo di vita dell’impianto di 30 anni è di circa 464.086 Mg.
Tali VALUTAZIONI QUANTITATIVE consentono di porre a confronto più alternative, orientando al meglio la scelta verso la produzione di Rinnovabili. Per le Alternative di localizzazione, la Tecnovia utilizza il software LandFOV della controllata startup innovativa e-Kora (www.e-kora.it) per lo studio puntuale, rapido e preciso dei diversi scenari alternativi, effettuando anche analisi spaziali e quantitative sull’effetto cumulo degli impianti
Arch. Donatella Meucci – Dott. For. Fabio Palmeri – Dott. Amb. Chiara Zanoni
Per lo Studio di Impatto Ambientale di un impianto fotovoltaico (43 MW) ci si è avvalsi dei principi e delle metodologie di BINOMIA(ecologia) DEL PAESAGGIO per valutare il deficit di trasformazione delle aree interessate dall’intervento e per individuare le MISURE DI RIEQUILIBRIO ECOLOGICO con interventi a verde e di Ingegneria Naturalistica.
Il metodo applicato è il seguente:
Il grafo definisce il sistema ambientale come combinazione di unità paesistiche differenti per struttura e funzioni, caratterizzate da gradi diversi di connessione e correlate da scambi di energia, con processi evolutivi più o meno veloci. Gli ambiti così individuati sono rappresentati nel “Grafo della Connettività della Rete” come nodi (punti vertici), e sono collegati tra loro con i legami rappresentati dai flussi in una serie di regole che indica quale legame collega quale coppia di nodi (Fabbri 2003).
Il grafo ante operam descrive le connessioni in assenza dell’impianto fotovoltaico

Gli impianti fotovoltaici, per le loro caratteristiche di costruzione, limitano le connessioni e i flussi di energia e materia del 50%.
Il grafo post-operam, in cui è inserito l’impianto fotovoltaico, fornisce indicazioni puntuali per un modello d’intervento di tipo ecologicamente sostenibile in quanto:

Sono state individuate, quindi, aree disponibili per il progetto di riequilibrio ecologico con caratteristiche funzionali atte alla completa sostenibilità ambientale:

La realizzazione dell’impianto fa registrare un deficit di Biopotenzialità Territoriale tra ante operam e post operam del 33,10%; grazie al progetto di riequilibrio ecologico, attraverso l’utilizzo e il potenziamento delle Macchie di sorgente energetica e dei Corridoi di connessione, si rileva l’aumento di alcuni indici significativi:
Metastabilità: Il valore calcolato di Metastabilità passa da 1,62 a 1,70 e quindi si ha un miglioramento della Biopotenzialità media della Rete.
Valore dei flussi di sostentamento energetico del sistema ambientale: Il valore medio aumenta permettendo un miglioramento dello spostamento di nutrienti e dell’energia di sostentamento della rete
Eterogeneità degli elementi del paesaggio: Questo valore, che è molto significativo, manifesta un aumento, in quanto con l’introduzione di nuovi elementi del paesaggio, si avranno aumenti delle specie animali e, quindi, un aumento della biodiversità dell’intera rete analizzata.
Il progetto si pone come obiettivo principale quello di realizzare un intervento a verde che si integri con il paesaggio naturale presente, che porti a ridurre le interferenze delle opere sulle condizioni ambientali attuali; si tratta non solo di una semplice riqualificazione estetico-percettiva, ma anche di aumentare la funzionalità strutturale ed ecologica del sistema della rete ecologica nell’obiettivo del riequilibrio ecologico.

Nel caso studio, tenuto conto anche delle indicazioni delle linee guida per il riequilibrio ecologico si sono individuati i seguenti interventi:
Il lavoro è stato affrontato tramite l’analisi e la valutazione delle caratteristiche del paesaggio e dell’ambiente naturale, basata sullo studio degli aspetti naturali presenti in loco e delle potenzialità proprie del sistema.
Questo approccio ha permesso di ottenere informazioni di tipo predittivo e di formulare dei possibili scenari proprio sulla base della reale vocazione del territorio.
Realizzato il progetto di riequilibrio ecologico con macchie di sorgente energetica e corridoi di connessione nelle aree individuate, si registrerà un miglioramento della biodiversità ecologica.

Concludendo si può affermare che:

La SCELTA CORRETTA DELLE SPECIE VEGETALI è una premessa fondamentale per rendere sicuri e duraturi gli interventi d’Ingegneria Naturalistica. Utilizzare piante inadatte può, infatti, portare al fallimento delle sistemazioni naturalistiche previste.
Spesso nelle aree di progetto non sono presenti le associazioni naturali originarie del luogo, per cui si fa riferimento alla vegetazione “potenziale” e in particolare agli stadi delle serie dinamiche attinenti alle diverse condizioni d’intervento.
Nella scelta delle specie ci si riferisce infatti a quelle spontanee presenti o potenziali della località oggetto dell’intervento. Le piante con larga amplitudine ecologica risultano essere particolarmente adatte: le specie arbustive sono da preferire a quelle arboree, e, nell’ambito delle erbacee, le specie delle famiglie delle graminacee e delle leguminose sono particolarmente adatte a queste tipologie di intervento.
L’uso quasi esclusivo di SPECIE AUTOCTONE, derivate da materiale di propagazione locale per evitare insuccessi o contaminazioni genetiche o ecologiche, garantisce l’idoneità alle condizioni geo-pedologiche e fitoclimatiche del luogo, fatti salvi i problemi legati al periodo stagionale di messa a dimora e alle condizioni microambientali locali.

Con il termine attitudine biotecnica si indica una pianta che si adegua agli impieghi nell’ambito dell’Ingegneria Naturalistica. Le piante messe a dimora per queste tipologie di interventi possiedono numerose PROPRIETA’ BIOTECNICHE:
In conclusione, quindi, le specie vegetali da impiegare in interventi di Ingegneria Naturalistica devono offrire una grande capacità di resistenza, una crescita rapida, una copertura diffusa, una radicazione forte e un’elevata rusticità, soprattutto per quanto riguarda le esigenze edafiche.
Nel corso della progettazione e costruzione di nuovi impianti fotovoltaici è importante prendere in considerazione i possibili interventi a verde necessari al parziale mascheramento visivo dei pannelli tenendo conto di alcune imprescindibili finalità del terreno quali il contenimento dell’erosione e la stabilizzazione delle superfici messe a nudo durante i lavori.
Si tratta, quindi, di conciliare le esigenze tecnologiche degli impianti (costruttive e gestionali) con quelle naturalistiche e paesaggistiche, con un occhio attento alla tutela della biodiversità, alla ricostruzione dell’unità degli ecosistemi e al valore ecologico, in coerenza con le potenzialità floristico-vegetazionali dell’area. Il tutto per ridurre gli impatti complessivi dell’opera.
Se gli interventi a verde non sempre possono perseguire l’obiettivo di ricostituire la vegetazione preesistente per una serie di motivi legati al corretto funzionamento degli impianti e alla loro gestione e sicurezza, come ad esempio la possibile interferenza di alberi con il corretto funzionamento del parco fotovoltaico, in alcuni casi possono rappresentare l’opportunità per favorire la naturalità dell’area mediante l’impianto di specie autoctone su superfici precedentemente occupate da formazioni artificiali (ad es. pinete artificiali, robinieti, soprassuoli con prevalenza di specie esotiche, superfici per la produzione di massa legnosa, ecc.).
Per gli impianti fotovoltaici sono schematicamente possibili numerosi interventi di mitigazione e rivegetazione, quali:
Una volta effettuate queste operazioni è indispensabile programmare interventi periodici di potatura delle specie arbustive ad altezze tali da non interferire con pannelli e per limitare le interferenze tra il nuovo impianto fotovoltaico e la vegetazione.
Adottando questi criteri nella fase di progettazione sarà possibile ridurre l’effetto visivo del nuovo impianto mantenendo nel contempo il terreno sottostante i pannelli il più possibile naturale.
Negli Studi di Impatto Ambientale, quando si affronta l’analisi degli impatti previsti nella fase di cantierizzazione e di realizzazione di un’opera infrastrutturale, come ad esempio un impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili, TECNOVIA dedica un’indagine specifica alla valutazione degli impatti previsti sul terreno vegetale e alle possibili tecniche di protezione del suolo applicabili a questa specifica matrice.
TECNOVIA ritiene infatti che tale aspetto sia molto importante al fine di ridurre gli impatti nella fase di realizzazione di un qualsiasi impianto.
Generalmente il terreno vegetale viene semplicemente asportato o portato in discarica, e si presta poca attenzione a questa matrice, dimenticando invece che il terreno vegetale è un vero e proprio “tesoro”, non solo per il suo valore intrinseco, ma anche perché qualsiasi terreno di “ripristino” non è paragonabile per qualità, morfologie e composizione al terreno vegetale “naturale” interessato dai lavori. In sede progettuale sarebbe necessario prevedere gli impatti sul suolo nella fase di realizzazione dell’opera, definendo, fin da subito, quali funzioni sarà chiamato a svolgere alla luce del tipo di opere di ripristino previste.
I principali obiettivi per la avere una protezione del suolo ottimale sono:
Con questi obiettivi, secondo Tecnovia sono tre i principi da adottare della protezione del suolo nei cantieri:
Il suolo in natura è frutto di una lunga e complessa azione dei fattori: i fattori della pedogenesi. Se vogliamo ripristinare un’area di cantiere e “riprodurre” un suolo il più possibile simile a quello originario ante operam, dovrà essere posta la massima cura e attenzione alle fasi di asportazione, di deposito temporaneo e di messa a riposo del materiale terroso, in previsione di un suo successivo riutilizzo.
Un suolo mantenuto di buona qualità sarà più capace di rispondere alle esigenze del progetto di ripristino, avrà un minore costo di manutenzione e necessiterà di ricorrere in misura minore a terreni provenienti dall’esterno del cantiere.
Proprio per ricostituire una copertura vegetale coerente con la situazione pre-esistente, bisognerà progettare e operare per il riutilizzo dei terreni già presenti nell’area di intervento. In questo modo la nuova infrastruttura sarà maggiormente integrata nello specifico contesto territoriale.